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L’AMORE PER LAURA

 

dal Secretum, III; Francesco Petrarca

Testo di riferimento da "Francesco almeno questo…" e seguenti:
https://imalpensanti.it/2018/05/francesco-petrarca-secretum-in-guerra-contro-se-stessi/amp/

Analisi e Commento

In questo passo tratto dal libro terzo del Secretum abbiamo un confronto aperto tra due identità: Francesco, angosciato e lacerato, che cerca giudizio e monito in un’entità superiore d’animo come Agostino. La questione incentrata sull’amore per Laura e i due ne propongono una visione diversa, contrastante, ma in realtà l’una dipendente dall’altra.

Francesco comincia lodando Laura evidenziandone la sua virtù e gentilezza d’animo; questa, in similitudine alla donna-Angelo stilnovista, eleva colui che la ama tanto da fargli affermare “esisto grazie a lei”. Di qui la sua incredulità sull’esistenza di qualcuno che non la consideri veneranda. È proprio Agostino uno di questi, infatti risponde prima in maniera diretta sostenendo che ciò dichiarato dal suo interlocutore è falso e poi ne fa un’analisi più approfondita: l’amore spirituale per Laura elevatrice è pura apparenza; apre le porte per una dimostrazione dell’invalidità della tesi di Francesco.

Segue una sequenza dialogica più fitta, dove si dibatte sul rapporto tra l’amore per Laura e quello divino, un confronto tra la concezione dell’amor cortese, stilnovista di Petrarca e quello cristiano, medievale di Agostino. Quest’ultimo rivolge due accuse al poeta: ha “amato l’animo insieme al corpo” e non ha “amato nell’uno nell’altro come si conveniva”.

Per arrivare alla “confessione” delle colpe di Francesco, il santo gli fa ripercorrere il corso della sua vita alla ricerca del punto di snodo del suo degenerare, “desio interiore”. Questo momento è rappresentato dalla “lettera pitagorica”, la “Y”, simboleggiante il percorso della vita umana fino al punto di biforcazione: la via di destra porta all’Elisio, appartenente a coloro che hanno vissuto rettamente; l’altra, la via di sinistra, porta al Tartaro, terra degli uomini che si sono abbandonati al piacere. L’utilizzo di questi due luoghi mistici virgiliani ci fa capire come Petrarca sia un degno erede della tradizione letteraria classica e seguente che lo ha preceduto.

Dopo che viene associato l’incontro con Laura all’inizio del “traviamento”, comincia la vera e propria confessione. Petrarca riconosce di aver scelto la via di sinistra “forse perché sembrava la strada più agevole e larga”, ha scelto il piacere piuttosto che arrivare alla giustizia con la fatica, e per questo è rimproverato da Agostino, che gli fa notare come per assolvere la sua diletta condanni se stesso. Francesco non può più negare l’evidenza e ammette il suo “giovanile errore”.

Nonostante siamo di fronte a una situazione dal tema serio, ricca di ragionamenti ben articolati, il tutto risulta facilmente comprensibile. È proprio qui che è messo in risalto l’essere senza tempo di Petrarca. Possiamo applicare il contenuto di questo dialogo anche alla società odierna, nonostante si tratti di un contesto storico-culturale differente. Anche abbandonando la tematica amorosa, ci si può concentrare sul tentativo di Petrarca di nascondere i suoi errori dietro qualcosa di apparentemente impeccabile, l’amore per Laura che lo eleva, tentativo vanificato da Agostino. Questa figura non è aliena al poeta, è l’istanza superiore della sua coscienza e lo mette davanti alla cruda verità: la colpa.

Oggi, nella nostra società consumista e tutta concentrata sul piacere ideologico della vita terrena, oggetto di ricerca continua. Spesso capita di usare come scudi falsi miti per camuffare la ricerca di un’esistenza edonistica; questa volontà può partire dall’individuo stesso ma nella massa si verifica spesso un forte coinvolgimento a tale situazione da parte dei mezzi di influenza soprattutto i mass media.

Nella costituzione americana la felicità è un diritto, nel rispetto degli altri; è ingiusto condannarne la persecuzione ma è necessario che si rimanga sempre consapevoli di se stessi, di ciò che si vuole e resta fondamentale conservare i propri valori senza essere schiavi del desiderio della realtà in cui si vive.

 

Tommaso Magi, 1A

 


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